Come doveva apparire la famosa statua del pugile a riposo ad un antico greco o romano?
La mostra itinerante, proposta nei più importanti musei e gallerie d'arte al mondo, intitolata CHROMA: ANCIENT SCULPTURE IN COLOR, cioè "la scultura Antica a Colori", promossa da varie istituzioni, università ed musei, ha presentato varie copie di sculture dell'antichità classica, riprodotte a colori, dal dipartimento di antichità della Liebieghaus di Francoforte sul Meno, con la supervisione dell'importante archeologo Vinzenz Brinkmann e di Ulrike Koch una delle massime esperte mondiali della policromia antica.
La mostra ha messo in evidenza l'antica policromia di alcune delle opere d'arte più conosciute del mondo classico, rivelando nuove scoperte sul colore sopravvissuto, identificato attraverso analisi scientifiche all'avanguardia, tra cui la spettroscopia di assorbimento, l'ultravioletto e la fotomicrografia, per determinare la composizione cromatica delle varie sculture.
La peculiarità di questo progetto sulla policromia antica è che, da circa vent'anni, grazie al lavoro di curatori, conservatori, ricercatori e specialisti dell'imaging dei diversi musei coinvolti, raccoglie costantemente nuovi dati per analizzare più a fondo la complessità del colore nell'arte antica.
Le statue antiche erano originariamente decorate con colori vibranti e intensi, non bianche come si vede oggi (questa idea si è diffusa nel Rinascimento). La policromia si è deteriorata nel tempo, lasciando le statue bianche.
I colori, realizzati con materiali naturali come terre, carbone, lapislazzuli e molluschi, venivano usati per dipingere vestiti, capelli, ferite e dettagli, creando un effetto visivo brillante e potente, in linea con la forte luminosità del sole del Mediterraneo.
Il pugile a riposo ricreato mostra innanzitutto il vivace colore del bronzo dorato, come doveva apparire in antichità, caratteristica tipica di quasi tutte le statue del mondo classico.
Sono stati aggiunti bulbi oculari policromi, oggi perduti sulla statua originale, insieme a gocce di sangue, ferite dipinte di rosso intenso e tumefazioni di un rosso più violaceo, come confermato dalla fotomicrografia.
I colori dei capelli e della barba, che indicavano all'osservatore passato anche lo status del pugile, di una gradazione del marrone che segnalava l'età matura dell'atleta.
La prima caratteristica che attira l'attenzione del visitatore è comunque la visione dei complessi guantoni adottati a partire dal IV sec. a.C., i greci himàntes oxeis, con il pesante anello, lo stròphion, i lacci, le corregge e le stringhe del colore del cuoio; la lana per detergersi dal sudore, il summus vellus, sinonimo del greco kòdion, di colore bianco, mentre il sottoguantone imbottito del colore della crosta di cuoio, pellame non liscio ricavato dal secondo strato di concia, che secondo i dati sembra non essere stato trattato in antichità, con del colorante. Una particolarità ancora non spiegata dagli studi è il colore blu chiaro ritrovato sui bordi e sulle stringhe dell'opera originale, forse inserti in metallo.
