LO SPORTIVO PIÙ PAGATO DELLA STORIA ANTICA: DIOCLES

Lo sportivo più pagato della storia antica fu un auriga romano: Caius Appuleius Diocles. Durante la sua carriera, guadagnò la cifra astronomica di circa 35.863.120 sesterzi, più una somma sconosciuta al suo team di gestione, oltre ad altri soldi provenienti dai suoi proprietari e da vari benefattori.
Diocles era precisamente un auriga della tipologia agitator, un "pilota" di una quadriga, il carro trainato da quattro cavalli, nella corsa dei carri, l'evento più popolare nella Roma antica, e gareggiò per anni nel Circo Massimo, la struttura dello sport-spettacolo più importante e imponente dell'Impero romano.
Diocles, originario dell’antica Hispania Lusitana, provincia romana che corrispondeva pressappoco all'attuale Portogallo, nacque nel 104 d.C. a Lamecum, dove suo padre possedeva una piccola azienda di trasporti. Nel 122 d.C. aveva iniziato a correre con i carri per una delle squadre, le factiones, che si contendevano le gare nel circo, la fazione albata, cioè quella bianca. L’alto costo dell’organizzazione dei giochi rendeva necessaria l’esistenza di squadre vere e proprie società di capitale che pagavano carri, cavalli e aurighi.
L’importanza dei ludi nella società romana conferiva loro un grande potere, poiché gli organizzatori erano tenuti a negoziare con queste factiones, a cui facevano capo migliaia di tifosi. Anche se in origine i cittadini gareggiavano nelle corse del circo con i propri carri e schiavi, col passare del tempo si formarono diverse squadre, le più rilevanti factiones, quelle che correvano nei più importanti circhi dell'antichità: erano quattro, indicate come albata o bianca, quella russata o rossa, quella prasina o verde e quella veneta o blu, che finirono per essere le più importanti. A Roma, con le stalle racchiuse in un imponente edificio in via Giulia, non lontano dal Circo Flaminio, queste quattro factiones operavano sotto la direzione di funzionari dell’ordine equestre e impiegavano centinaia di persone di condizioni sociali diverse.
I tifosi di ogni classe e gli imperatori stessi prendevano parte attiva alla vita delle fazioni, schierandosi apertamente in occasione di controversie e litigi, tanto che lo scrittore Giovenale, ai tempi di Adriano, arrivò a dire che, se i verdi avessero perso nelle gare del circo, Roma si sarebbe sentita abbattuta e costernata come dopo la sconfitta di Canne.
L'importanza delle gare e delle factiones del circo nella società romana rimase invariata fino alla morte del re goto Teoderico, 50 anni dopo la caduta dell’Impero d’Occidente, quando il circo continuò a essere teatro delle stesse passioni sfrenate. Questo contesto spiega lo stupore degli stranieri che arrivavano a Roma intorno alla metà del II secolo d.C. e vedevano molte statue di aurighi con iscrizioni dettagliate sulle loro imprese, tra cui quella di Diocles.
All’inizio si svolgevano 10 gare al giorno, ma nel 37 d.C. Caligola ne aumentò il numero a 20. Successivamente, Nerone stabilì in 24 il numero di gare, che si svolgevano tutto il giorno: anche se ciascuna durava meno di 15 minuti, generava ingenti somme di sesterzi. Diocles ottenne la sua prima vittoria per la factio albata nel 124 d.C., poi passò alla factio prasina nel 128 d.C. La factio russata sarà quella con cui ottenne più vittorie: l’auriga ottenne la prima vittoria come agitator dei rossi nel 131 d.C. Al suo ritiro, nel 146 d.C., dopo 24 anni di corse, Diocles aveva vinto 1.462 delle 4.257 gare a cui aveva partecipato.
Diocles fu il primo a vincere più di cento gare in un solo anno, superando con le sue vittorie molti aurighi famosi di tutte le factiones. Superò il rosso Thallus vincendo in 134 occasioni, nonostante un inizio di stagione sfortunato. Un avversario della fazione verde, il cui nome non ci è rimasto perché l’iscrizione era frammentaria, fu superato, come molti, dopo un avvio non eclatante; vinse contro quelli della fazione blu come Communis, Venustus e Pontius Epaphroditus.
Gli aurighi erano individui di condizione umile, liberti o schiavi, che rischiavano la vita a ogni gara, poiché durante le corse quasi tutto era consentito. Molti non superavano i 30 anni, ma Diocles raggiunse la vecchiaia, come ci informa un'iscrizione rinvenuta a Palestrina, antica Praeneste.
Il percorso di gara del Circo Massimo era di 8,3 km, suddiviso in 7 giri che iniziavano dal lato destro della spina centrale del circo. Il punto di partenza di ogni carro era stabilito preventivamente tramite sorteggio, anche se il percorso era disegnato in modo da compensare eventuali differenze con una curva.
Il modo per ottenere la vittoria richiedeva diverse strategie, alcune indicate nelle iscrizioni e nelle fonti sulla corsa dei carri: andare in vantaggio e vincere (occupavit et vicit), arrivare da dietro e vincere (succesit et vicit), rimanere indietro, tornare in testa e vincere (praemesit et vicit) o fare un ultimo sforzo e vincere (eripuit et vicit).
Diocles era esperto della strategia praemesit et vicit, che richiedeva una conoscenza approfondita non solo delle tattiche nelle curve, ma anche del comportamento dei propri cavalli. I cavalli erano molto importanti, poiché costituivano il "motore" del carro e ricevevano cure e addestramenti speciali; provenivano soprattutto dalle province, tra cui la Lusitania di Diocles, e da alcune zone della penisola italica, in particolare l’Apulia e la Calabria.

Dettaglio di un mosaico pavimentale romano con un auriga della fazione dei rossi e uno dei suoi cavalli, risalente alla prima metà del III secolo d.C. Da un cubicolo della Villa imperiale di Settimio Severo nella Valle di Baccano, nel territorio comunale di Campagnano di Roma, ora conservato al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo a Roma.