Millenni prima che i progressi tecnologici consentissero lo sviluppo di dispositivi autonomi e automi, le idee sulla creazione di vita artificiale e di "robot" venivano esplorate nei miti dell'antichità, come quello del gigantesco "robot" di bronzo, Talos.
Gli storici generalmente attribuiscono l'origine degli automi ai tempi medievali, quando furono inventati i primi dispositivi meccanici di forma umana; tuttavia, il concetto di creature artificiali e realistiche risale a miti e leggende di almeno 2.700 anni fa.
Talos era il gigante di bronzo posto dagli dei a custodire l’isola di Creta, al fine di impedire l’approdo ai naviganti senza il consenso del re Minosse.
Sebbene Talos avesse sembianze umane, era fatto di bronzo, corazzato e invincibile, talmente imponente da percorrere l’intera isola tre volte al giorno, e dotato di una forza tale da scagliare in mare enormi macigni di pietra, per tenere lontane le navi nemiche.
Era mantenuto in vita tramite un “tubo” attraverso il quale scorreva metallo fuso, che gli conferiva vitalità, una conduttura che si estendeva dal collo ai piedi. Un bullone di bronzo alla caviglia impediva al metallo vivificante di fuoriuscire, rappresentando quindi il suo unico punto debole, la cui rottura o allentamento avrebbe provocato la sua morte. Naturalmente, un “robot” di bronzo non poteva essere ucciso da frecce o da altre armi, poiché era invulnerabile.
Talos fu creato, per ordine di Zeus, dall'ingegnoso Efesto, dio del fuoco, delle fucine, dell'ingegneria e della metallurgia, che realizzò anche altri oggetti semoventi come Pandora, la donna artificiale, e una serie di servitori automatizzati. La sua grande fucina si trovava nelle viscere dell'Etna, dove operava insieme ai suoi ciclopi.
Quando gli Argonauti, comandati da Giasone, dopo un lungo viaggio, partiti per la famosa spedizione alla conquista del vello d’oro dell’ariete di Frisso, in mare con la nave Argo, giunsero nelle vicinanze dell’isola di Creta per approdarvisi, riposarsi e rifocillarsi, furono respinti dal gigante Talos, che scagliò contro di loro delle rocce. La nave rischiava di affondare quando Medea prese il comando. Si avvicinò a Talos e iniziò a parlargli. Recitando incantesimi e promettendogli la vita eterna, ingannò l'ingenuo Talos, rimuovendo il bullone dalla sua caviglia, lasciando fuoriuscire il fluido di bronzo. Tutto il suo “metallo” colò a terra ed egli cadde senza vita. L'eroe di bronzo Talos simboleggia lo sviluppo tecnologico nella lavorazione dei metalli in epoca preistorica e minoica. I minoici erano così avanzati da immaginare un supereroe di bronzo che li proteggesse.
Il momento della morte di Talos è raffigurato su un cratere attico a figure rosse rinvenuto a Ruvo di Puglia, nel Sud Italia, risalente al IV secolo a.C., attualmente conservato nel Museo Nazionale Archeologico di Palazzo Jatta a Ruvo di Puglia. Sul cratere, si può osservare la raffigurazione di due argonauti, i Dioscuri, Castore e Polluce, distinguibili per la presenza dei cavalli, che sorreggono il corpo esanime di Talos. Il pittore ha dipinto Talos in un colore diverso da quello delle altre figure, evidenziandone la natura speciale e non umana. La figura femminile all'estremità sinistra è Medea, che indossa abiti di ispirazione orientale. Ella tiene in mano un sacco ricamato, presumibilmente contenente le sue pozioni magiche. All'estremità destra, il dio del mare Poseidone e sua moglie, Anfitrite, osservano la scena.
